La terra, il Folklore e la Tradizione
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La nostra terra

In un’epoca di migrazioni e di multiculturalismo parlare della propria terra pare quasi un’eresia, quasi sinonimo di chiusura. Tuttavia, l’orgoglio delle proprie radici e la consapevolezza della propria storia, sono dei valori e non dei disvalori. In nessun modo rappresentano oltretutto un’antitesi rispetto al nuovo.

Bergamo, compresa tra l’ultimo lembo della pianura lombarda e la catena delle Alpi, è terra di grande religiosità, ricca di un patrimonio storico, artistico e culturale conservatosi splendidamente anche nei centri più piccoli. 

La nostra terra, le nostre valli, le nostre montagne, sono luoghi di sudore, di lavoro, di intimità, di famiglia. Questi sono i valori che ci hanno trasmesso, questi sono i valori che vogliamo trasmettere ai nostri figli e che guidano le nostri azioni e le nostre vite.

La norcineria bergamasca

La macellazione del maiale avveniva di solito nei mesi di dicembre. “Era la festa più grande dell’anno” ricordano ancora gli anziani contadini.

Le attività iniziavano di buon ora. Il norcino, copasunì, masant, giungeva sul posto con i suoi attrezzi raccolti in un sacco. Il giorno dell’uccisione del maiale era consuetudine che il norcino fosse ospite della famiglia contadina per la quale esplicava la sua attività, a pranzo e a cena. Raramente egli consumava carne di maiale; per lui si preparava qualcos’altro: pasta, formaggio, verdure. I componenti della famiglia invece quel giorno consumavano il fegato dell’animale che non era conservabile. Lo si cucinava con le cipolle secondo una ricetta ben conosciuta nel Veneto e in Lombardia. Quale fondo di cottura per il fegato si usava il grasso fresco che riveste l’intestino, chiamato rét o gradiséla (*); esso, sciogliendosi con le cipolle arrostite, costituiva un intingolo ideale per l’abbondante polenta.

Il folklore

Qualcuno potrebbe tendere ad associare la figura del bergamasco tipo a quella del famoso “Giopì”, l’eroe indiscusso della commedia dell’arte bergamasca. Il Gioppino, infatti, dice molto di Bergamo e dei bergamaschi: Di modi e linguaggio un po’ rozzi, ma fondamentalmente di buon cuore, porta sempre con sé un bastone che non disdegna di usare per far intendere la ragione, sempre comunque a vantaggio dei piccoli e degli oppressi. Amante del vino e del buon cibo, si dichiara innamoratissimo della sua Margì.

Il Gioppino incarna il sempliciotto rozzo ma di buon cuore, pronto a difendere i deboli. Ecco quindi che il Gioppino è il rappresentante di quel bergamasco onesto, legato alla propria famiglia, ma che non sopporta le ingiustizie. Dalle gesta di questo personaggio è nata una delle linee più di successo della nostra proposta commerciale, la linea “Crape de legn”.